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Il Balm d’la Vardaiola

Le scoperte archeologiche all’Alpe Veglia non sono casuali. Esse sono avvenute applicando per la prima volta in Piemonte e in alta quota la metodologia di ricerca della “Ricognizione archeologica”, elaborata in trent’anni di attività pionieristiche in Dolomiti dall’équipe del Museo Tridentino di Scienze Naturali.

Scrive l’archeologo Angelo Ghiretti, autore delle scoperte in Veglia:

Le presenze umane di cacciatori preistorici ad alta quota si connettevano alla migrazione stagionale degli ungulati, soprattutto cervi. Si è verificato che le tracce di questi accampamenti, costituite unicamente dalla dispersione di piccole selci, resti di focolari, disposizioni intenzionali di pietre connesse ai bivacchi potevano trovarsi solo in determinati luoghi scelti dai cacciatori mesolitici secondo criteri rispondenti soprattutto alle strategie di caccia o alle esigenze degli insediamenti con mansioni di campo-base. Funzionali alla caccia erano i punti panoramici, con ampio controllo delle percorrenze naturali, ancor meglio se posti nelle vicinanze di valichi o strettoie atti a congiungere le percorrenze stesse ed a facilitare la cattura della selvaggina. Erano insediate le sponde dei laghetti glaciali, lungo le quali erano disponibili varie possibilità di sostentamento, compresa la cattura di animali all’abbeverata.

Proprio applicando il metodo della “ricognizione archeologica”, Angelo Ghiretti scoprì nel 1986 il Sito n° 1 di Veglia e nel 1991, nelle vicinanze del Pian dul Scricc a 1950 m di quota, il Balm d’la Vardaiola, un riparo sotto roccia dove successive campagne di scavo (1992 - 1997) riveleranno al Balm tre diversi livelli di occupazione riferibili ad altrettante epoche.
Il nome dialettale del luogo è significativo: Vardaiola ovvero “guardiola”, postazione da cui si osserva. Si trova infatti in straordinaria posizione strategica (oggi si direbbe panoramica) sulla conca di Veglia e sui pascoli alti che circondano l’alpeggio. Fino a pochi decenni fa, prima dell’istituzione del Parco Naturale, era utilizzato dagli ultimi cacciatori di camosci per ripararsi e per controllare gli spostamenti delle prede. Così come per millenni hanno fatto gli uomini che hanno frequentato queste montagne.
Gli scavi archeologici hanno rivelato la presenza di più strati, ovvero momenti diversi di occupazione del luogo, riferibili a diverse epoche: al Basso Medioevo, all’Alto Medioevo e all’Età Romana, all’Età del Ferro. Sulla parete del Balm è stata inoltre riconosciuta una pittura rupestre neolitica.

Scavo al Balm d'la Vardaiola

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