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SPORT INVERNALI E DISTURBO DELLA FAUNA SELVATICA. PRIMI PASSI VERSO UNA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE SU SCALA ALPINA

 

Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad un importante mutamento del turismo invernale sulle Alpi. Non si tratta solo del proliferare di nuove attività ricreative e sportive, ma un numero sempre maggiore di escursionisti raggiunge sempre più spesso gli angoli più remoti delle nostre montagne attraverso lo sci d’alpinismo o con le “ciaspole”.

 

“Sebbene questo fenomeno abbia risvolti positivi per l’economia di montagna, per i gestori delle aree protette alpine rappresenta una nuova sfida. Diversi studi hanno dimostrato quanto alcune attività sportive invernali possano avere un impatto negativo sulla fauna selvatica.  In particolare, grazie alle conoscenze acquisite negli ultimi anni in campo scientifico sappiamo che la maggior parte delle specie animali che possiamo incontrare sulle Alpi nel cuore dell’inverno possiede una serie di adattamenti fisiologici e comportamentali che consentono loro di fronteggiare in modo abbastanza efficace le condizioni climatiche ed ambientali nel corso della “brutta stagione”. Si tratta di adattamenti che si fondano sul “risparmio energetico”. In inverno le fonti alimentari sono scarse e di scarsa qualità ed i costi energetici che gli animali devono sostenere per combattere il freddo e per muoversi nell’ambiente innevato sono elevati. Sappiamo anche che la presenza dell’uomo viene generalmente percepita dagli animali selvatici come quella di un predatore e pertanto causa una serie di reazioni che possono culminare con la fuga. Se ripetuti nel tempo questi fenomeni possono determinare un dispendio energetico che l’animale non riesce a compensare. Ciò si traduce in un generale incremento dei livelli di stress fisiologico che determina una riduzione delle difese immunitarie e quindi una maggiore vulnerabilità a malattie. Per alcune specie ciò può significare anche una maggiore vulnerabilità ai predatori naturali”. Dice Radames Bionda, tecnico faunistico dei Parchi Naturali dell’Ossola.

 

Alcune nazioni dell’arco alpino hanno iniziato ad affrontare questa problematica da molto tempo.  Ad esempio in Austria, lo stato federale del Voralberg ha finanziato dal 2004 una prima campagna di sensibilizzazione sull’impatto degli sport invernali sulla fauna selvatica ed avviato azioni concrete sul territorio.

 

Nel corso del wokshop internazionale del 2016 “Wildlife and winter sport activities”, organizzato da ALPARC nel Parco naturale regionale delle Bauges (F), la problematica è stata affrontata sotto diversi aspetti: dall’effetto del “disturbo” sulla fauna alpina degli sport invernali, alla presentazione delle diverse iniziative ed esperienze di sensibilizzazione condotte sino ad oggi sulle Alpi. Inoltre, sono stati presentati i risultati delle indagini volte a comprendere la sensibilità delle diverse categorie di fruitori della montagna a recepire forme di regolamentazione indirizzate a ridurre l’impatto delle attività ricreative e sportive sulla fauna. Durante il Workshop i partecipanti hanno espresso la necessità di affrontare la tematica attraverso l’elaborazione di una strategia di comunicazione condivisa sull’arco alpino.

 

E’ nato quindi il progetto WeWild. Coordinato da ALPARC e finanziato dalla Agenzia Federale tedesca per la Conservazione della Natura (BfN Germany) con i mezzi del Ministero dell’Ambiente.  Il progetto mira a sviluppare una strategia di comunicazione   condivisa sull’arco alpino per ridurre il disturbo della fauna alpina in inverno, attraverso la sensibilizzazione dei fruitori degli ambienti naturali alpini.

 

In occasione di tre workshop che si sono svolti nel corso del 2017, l’ultimo dei quali si è svolto lo scorso ottobre all’alpe Devero e organizzato dalle Aree Protette dell’Ossola, il gruppo di lavoro che si è creato ha contribuito alla definizione della strategia di comunicazione e allo sviluppo dei primi strumenti condivisi e concreti che saranno messi a disposizione per le aree protette e agli altri organismi interessati. Tra l’altro il progetto Wewild sviluppa una identità grafica comune che sarà utilizzata in seguito per far conoscere l’iniziativa e il suo messaggio ai praticanti degli sport invernali.  Questa verrà finalizzata dalla unità operativa di ALPARC entro fine 2017”. Dice Paolo Crosa Lenz, presidente del Parco.

 

L’auspicio è il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di Aree protette alpine e di portatori di interesse, in modo da promuovere e diffondere una maggiore consapevolezza e sensibilità sulla convivenza pacifica tra uomo e animali selvatici negli inverni alpini.

 

Varzo, 11/12/2017

 

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