Scuola Media di Varzo, Classi 3^ A e 3^

UN'IMPORTANTE ATTIVITA' DEI GIORNI NOSTRI: IL TURISMO, NASCITA E SVILUPPO

 Fine XIX secolo: nasce il turismo alpino

mountain bike in valleLe Alpi hanno sempre affascinato i viaggiatori provenienti dal nord Europa diretti verso le città d’arte della penisola. Fu soprattutto a partire dal Settecento, con la diffusione dei grand tour, una vera e propria moda che coinvolgeva i rampolli delle nobili famiglie dei paesi settentrionali del continente. Benché la conquista della più alta vetta alpina, il Monte Bianco, risalga al 1787, solo dalla seconda metà del XIX secolo si può parlare di turismo alpino in senso stretto e anche l’Ossola iniziò a diventare un’ambita meta turistica sia per le ricche famiglie inglesi e tedesche che per l’alta borghesia lombarda e piemontese, affascinate dalla verticalità delle sue vallate.
Fu senza dubbio la Frua, la cascata formata dal fiume Toce in alta Valle Formazza, il primo sito a destare interesse e curiosità. Non è un caso dunque che il primo importante albergo turistico sia stato costruito nella piana in cima alla cascata stessa, nei pressi del secentesco oratorio della Madonna della Neve. Era il 1863 e la struttura attirò fin dai primi giorni di vita numerosi turisti, allettati da un panorama davvero unico. Fondatore e primo gestore dell’albergo fu il formazzino Giuseppe Zertanna.

Il turismo arriva anche all’Alpe Veglia

La conca di Veglia, definita dagli abitanti locali semplicemente l’alp, ricca di pascoli importantissimi per gli allevatori della zona, fino all’ultimo quarto dell’Ottocento fu oggetto di dispute tra i comuni di Varzo e Trasquera proprio per lo sfruttamento dei pascoli stessi. La controversia fu risolta solo nel 1864, quando il tribunale di Domodossola assegnò l’alpe al comune di Varzo, imponendo però la suddivisione dei pascoli e delle baite tra gli abitanti di entrambi i comuni.
Nel 1875 però la fortuita scoperta della sorgente di acqua ferruginosa (vedi scheda relativa) diede involontariamente il via al processo di sfruttamento turistico dell’alpe. In meno di dieci anni, infatti, venne edificato l’albergo Monte Leone: inaugurato per conto della Società Alpina Varzese il 17 luglio 1884 e gestito dal maestro di scuola varzese Giovanni Roggia. Tra i primi turisti non mancarono i cacciatori di camosci dal cantone Vallese, dove la caccia era attività proibita. Un primo ampliamento avvenne già nel 1894, anche in virtù della sempre crescente richiesta di posti-letto, e in seguito fu costruito un nuovo caseggiato, ad opera del nuovo gestore, Umberto Zanalda, curioso personaggio, soprannominato ul Tass. Cominciò così quello che Paolo Crosa Lenz ha definito il “periodo d’oro di Veglia” e che durò fino almeno agli anni Trenta e vide sorgere numerose abitazioni a due piani per chiari scopi residenziali. In quegli anni i ricchi turisti arrivavano alla stazione di Varzo e venivano trasportati su comode portantine fino all’alpe. Il viaggio durava circa cinque ore. In Veglia esisteva nientemeno che ufficio postale. Poi, tra il 1925 e il 1928, venne edificato il nuovo albergo Monte Leone, un “gioiello” architettonico in grado di fornire i più svariati servizi: dal tennis alla macelleria, senza contare un’autonoma produzione di energia elettrica, con cui illuminare il sentiero che conduceva all'edificio. Oggi l’albergo Monte Leone, ormai chiuso e inagibile da anni, è oggetto di un'azione di recupero da parte del Parco Veglia Devero attraverso un finanziamento della Regione Piemonte.

La montagna si organizza: i rifugi e i bivacchi

Il Monte Leone era comunque un albergo, ovvero una tipologia di struttura ricettiva piuttosto rara in alta montagna, almeno se confrontata con i rifugi e i bivacchi, pensati appositamente per gli amanti delle ascensioni alpinistiche. La loro realizzazione e gestione era compito del CAI (Club Alpino Italiano), nato nel 1863 e artefice del primo vero bivacco della zona del Veglia – Devero: il bivacco Leoni, inaugurato il 27 agosto 1899 sul monte Cistella. Il CAI però si prodigava per permettere ai soci di avere particolari convenzioni anche in altre strutture, tanto che lo stesso Monte Leone fin da inizio secolo garantiva agli aderenti del Club Alpino la preferenza in caso di eccessivo numero di prenotazioni.
Nel secondo dopoguerra sono sorti parecchi rifugi e bivacchi sia nella zona del Veglia che in quella del Devero. Alcuni sono immobili in precedenza appartenenti all’ENEL o alla Guardia di Finanza, acquistati dal CAI e riconvertiti in edifici per il turismo. L’ultima costruzione nell’area interessata è però svizzera: si tratta infatti del cabane Monte Leone, inaugurato 24 agosto 1991 in prossimità del confine italo-elvetico sulla Bocchetta di Aurona.
Ai nostri giorni la scelta è varia, poiché tra le valli Divedro, Cairasca e Devero i turisti e gli escursionisti hanno a disposizione una buona varietà di strutture: da moderni rifugi come il Città di Arona (Alpe Veglia) o il Città di Sesto (Alpe Devero), che svolgono servizio di pensione completa negli affollati mesi estivi, fino a efficienti bivacchi come il Beniamino Farello (alla Bocchetta di Aurona) o l’Ettore Conti (alla Scatta Minoia). Quelli citati sono solo alcuni esempi, perché in realtà le opzioni sono molto più numerose, considerando anche i centri abitati di fondovalle.

Una figura fondamentale: la guida alpina

Il neonato turismo alpino, con i primi alpinisti e skiatori (come venivano chiamati allora), scombussolò significativamente il quadro delle professioni nella valle. Con una società che “invadeva” la montagna in cerca di svago, gli abitanti delle valli divennero albergatori o, vista la conoscenza del territorio, guide alpine. Le guide dovevano avere una preparazione completa a livello non solo fisico, ma anche culturale, visto il ruolo di accompagnatori dei gruppi di turisti.
A fine Ottocento l’americano William August Brevoort Coolidge (1850 – 1926) e l’italiano Riccardo Gerla (1861 – 1927), in compagnia di esperte guide locali, compirono l’ascensione di tutte le cime delle Alpi Lepontine Occidentali. Coolidge, giunto in Italia nel 1869 e presto innamoratosi delle Alpi, compì anche ascensioni nel gruppo del Bianco, nelle Alpi Cozie e nell’Oberland bernese. Autore di numerose guide sulle Alpi Occidentali, insieme al milanese Riccardo Gerla portò a termine un’opera monumentale: Guida del bacino dell’Hohsand e dei monti che circondano la Frua, pubblicato nel 1901. Gerla, data la sua passione per l’Ossola, fu soprannominato addirittura “l’apostolo dell’Ossola”; a lui, tra le tante opere, dobbiamo anche Nei monti di Devero (1894).
Tra le guide nate in Ossola, la più nota fu certamente il varzese Vittorio Roggia (1864 – 1934), figlio del primo gestore dell’albergo Monte Leone. Roggia fu il miglior conoscitore dei monti di Veglia alla fine dell’Ottocento. Grande cacciatore di camosci, nel 1892, a soli ventotto anni, divenne guida alpina: il primo divedrino a ricoprire tale ruolo, il secondo in tutta l’Ossola, preceduto solo da Lorenzo Marani della Valle Antrona. Prima di ottenere la qualifica di guida, Roggia aveva già esplorato le pareti del Leone, del Rebbio e del Terrarossa. Scoprì la via dal lago D’Avino al Monte Leone, di cui compì la prima ascensione della parete sudest nel 1892. Nel 1894 scalò, in compagnia Carlo Cressini e dell’austriaco Franz Jarba, il difficile versante nordest dell’Helsenhorn. Compì la prima ascensione dalla Punta di Terrarossa per la cresta sud e del Rebbio per l’accidentato ghiacciaio del Mottiscia. Vittorio Roggia fu il capostipite di una tradizione di guide valligiane a Varzo e Trasquera, una tradizione che continua anche oggi.

Il Monte Leone e le ascensioni alpinistiche

Il Monte Leone fu una delle montagne più ambite dagli alpinisti dell’Ottocento, tanto che già dal 1840 abbiamo notizia di tentativi infruttuosi di raggiungere la vetta. In precedenza fu sicuramente raggiunta la Punta del Rebbio (Bortelhorn), dove venne costruito una segnale trigonometrico, ma la prima esplorazione alpinistica documentata fu quella di Forbes e Alt nel 1844. La prima squadra di alpinisti a scovare la via giusta per raggiungere la vetta fu però quella formata da Studer, Ulrich e Siegfried, che, con partenza dall’ospizio del Sempione, il 9 agosto 1850 arrivò alle cime settentrionale, centrale e meridionale del Breithorn. I tre non raggiunsero la vetta a causa della nebbia, ma sul Breithorn ritrovarono comunque un segnavia in pietre, certamente ad opera di ignoti scalatori.
Nel 1859 la cima fu finalmente conquistata da alcuni ufficiali svizzeri che sorvegliavano la frontiera con il Piemonte, allora in guerra con l’Austria. Gli elvetici salirono attraverso il ghiacciaio di Hohmatten e Alpien. Poche settimane dopo ci arrivò in solitaria anche l’austriaco Weilenmann, uno dei più famosi alpinisti del tempo: sulla cima rinvenne l’ometto in pietra lasciato dagli ufficiali svizzeri.
Alla fine dell’Ottocento, tra il 1890 e il 1894, i già citati Coolidge e Gerla, figure leggendarie della specialità, conquistarono sia il Monte Leone che tutte le principali vette delle Alpi Lepontine. Insieme a Carlo Cressini, Franz Jarba, Vittorio Roggia e Antonio Grossi, Coolidge e Gerla furono i principali esploratori delle vette ossolane alla fine del XIX secolo. 
Cressini, Roggia e Jarba furono inoltre i primi a conquistare la parete sudest del Monte Leone, in data 16 agosto 1892. I tre erano partiti dalla piana del Veglia, raggiungendo il lago delle Streghe e poi arrampicandosi sul dura tratto compreso tra la Punta Amoinciei e la base del Monte Leone; da lì si collegarono alla parete nordest per l’ultimo tratto dell’ascensione.
In seguito varie spedizioni, concentrate in buona parte negli anni precedenti la Prima Guerra Mondale, esplorarono tutte le possibili vie di accesso al Leone. L’ultima di rilievo risale a una ventina di anni fa (16 marzo 1984) e porta la firma di Marco Fanchini, Massimo Medina e Giuseppe Tosalli, che hanno compiuto una variante finale, con deviazione a sinistra, del pilone centrale, la via cosiddetta “Del Pedro – Montagnoli”.

IL TURISMO DI MASSA

La nascita del Parco

La splendida conca di Veglia, negli anni del boom economico del Paese, rischiò seriamente di essere trasformata in un invaso per la produzione di energia elettrica, tanto che ancora oggi sono visibili delle tubature verticali, alte anche fino a un metro, che escono in vari punti del terreno lungo la piana e sono il risultato degli scavi effettuati dalla società Dinamo (poi ENEL). Questi scavi servivano per valutare la qualità delle rocce e del terreno e vennero condotti da Ardito Desio tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La permeabilità della roccia, con rischi di forti infiltrazioni di acqua nel sottostante tunnel del Sempione, spinse ad abbandonare del tutto il progetto, che prevedeva di realizzare un bacino di 30 milioni metri cubi. 
Fortunatamente nel 1978 l’area del Veglia divenne parco regionale, il primo in Piemonte. L’Alpe Devero invece lo diventò nel 1990. I due parchi regionali sono stati uniti nel 1995 nel Parco Naturale Veglia – Devero.
Il parco si estende ora su 86 kmq, ai quali vanno aggiunti 22,5 kmq di “zona di salvaguardia” in Devero, ed è compreso nei territori dei comuni di Baceno, Crodo, Trasquera e Varzo. L’altitudine varia dai 1600 ai 3500 metri.
La nascita del parco regionale del Veglia destò inizialmente alcune perplessità, perché la popolazione locale mal tollerava di dover rispettare dei precisi vincoli riguardanti l’impatto ambientale. Presto però ci si rese conto dell’importanza di un ente che garantisse una tutela all’ambiente alpino. Oggi il Parco Veglia – Devero si impegna per la conservazione della biodiversità e per favorire uno sviluppo turistico sostenibile, collaborando, tramite la Rete delle Aree Protette Alpine, con altri 280 parchi collocati in tutto l’arco alpino, dalla Francia alla Slovenia.

Il turismo oggi: lo sci

Lo sci in Ossola vanta una tradizione ormai secolare e tutte le valli, eccetto la sola Valle Antrona, sono da tempo attrezzate con moderni impianti sciistici, sia per la discesa che per il fondo.
Il comprensorio più noto nel territorio del parco è senza dubbio quello che occupa l’alpeggio di Ciamporino, situato sopra la frazione varzese di San Domenico e da lì raggiungibile tramite seggiovia. San Domenico, ad una dozzina di km dal centro di Varzo, deve il proprio nome ad una cappelletta dedicata all’omonimo santo e visibile proprio all’inizio dell’abitato. Oggi questa frazione dispone di negozi, bar, ristoranti e una discoteca, è frequentata sia nella stagione invernale che in quella estiva e vanta circa una decina di residenti fissi. Il comprensorio di Ciamporino, che si estende dai 1420 ai 2500 metri di altitudine, dispone oggi di sei piste, per un totale di circa 20 km, ai quali vanno aggiunti 12,5 km di pista sfruttabile per lo sci di fondo. Negli ultimi anni Ciamporino si è guadagnata ulteriore attenzione pure grazie alla pista per lo snowboard, disciplina sciistica in netta ascesa nei gusti dei più giovani.
Nella piana del Devero, estesa dai 1600 ai 2200 metri di altitudine, gli sciatori hanno a disposizione tre impianti, per un totale di 8 km di piste da discesa e 5 km di piste da fondo. Il 27 dicembre 2003 è stata inoltre inaugurata la nuova seggiovia dell’alpe Cazzola, che collega la stazione di partenza ai due skilift superiori. Per il 2004 - 2005 il comune di Baceno, nel cui territorio il comprensorio di Devero è situato, prevede un collegamento per lo sci nordico con la frazione di Crampiolo.

Il turismo oggi: l’escursionismo estivo

La montagna non è però solo turismo invernale, ma offre anche diverse possibilità al turismo estivo, in particolare per gli amanti del trekking (dalla parola olandese trekken), un termine che indica lo spostamento a piedi, o con mezzi di trasporto naturali, lungo mulattiere, sentieri e percorsi in genere poco battuti e sviluppatosi fortemente a partire dagli anni Settanta.
I percorsi di trekking sono divisi in base a tre livelli di difficoltà (T, E, EE), secondo una suddivisione adottata anche dal CAI.

  • T (Turistico), indica gli itinerari più facili, con sentieri o mulattiere (se non addirittura stradine) di facile percorrenza, senza pericoli, con dislivelli contenuti entro i 500 metri e non più di tre ore di tragitto. La quota massima è di 2000 metri di altitudine. Non sono richiesti particolari equipaggiamenti o preparazione fisica.
  • E (Escursionistico), indica sentieri già piuttosto lunghi e in quota, con fondo irregolare e sconnesso e dislivelli anche fino al migliaio di metri. Un certo allenamento alla camminata e un adeguato equipaggiamento sono richiesti, nonché una conoscenza basilare dell’ambiente montano.
  • EE (Escursionisti Esperti), indica percorsi su tracce di sentiero, per vie impervie e a quote elevate. Richiede una più approfondita conoscenza della montagna, unita a equipaggiamento e preparazione fisica adeguati.

Per quanto riguarda i tempi di percorrenza, si calcola che un escursionista mediamente allenato percorra in un’ora 400/500 metri di dislivello o 4 km in piano. Come dislivello si indica sempre quello massimo, mentre per i tempi le indicazioni variano a seconda del tipo di itinerario: se è ad anello si calcola il tempo totale, mentre si calcola solo il tempo di ascesa in caso di gite con lo stesso percorso di ritorno.
Sia la piana di Veglia che quella di Devero sono basi di partenza per escursioni di ogni difficoltà. La suggestiva traversata da Veglia a Devero è anche inserita nel GTA (la Grande Traversata delle Alpi), un itinerario escursionistico che congiunge le Alpi Marittime alla zona del Verbano e si divide in tappe di non più di sei ore di cammino, con soste in rifugi e bivacchi attrezzati. La Veglia – Devero ha le sue origini nientemeno che agli inizi del Novecento: nel 1907 infatti un consorzio formato dal Touring Club Italiano, dalla sezione milanese del CAI, dalla Federazione Prealpina e dalla Società Escursionisti Milanesi segnò per la prima volta il tragitto. Oggi, in base ai parametri precedentemente elencati, da Veglia a Devero sono cinque ore di cammino, con un dislivello di 990 metri in salita e 1050 in discesa, con un’altitudine massima di 2461 metri. La traversata è indicata come E, quindi di difficoltà media. Esiste anche un tracciato alternativo lungo l’asse opposto, ovvero Devero – Veglia. Il tempo di percorrenza è leggermente più lungo (circa mezz’ora aggiuntiva) e si allarga il giro verso sud-est, passando anche dall’alpe Ciamporino. La difficoltà rimane comunque E.
Per le escursioni alpinistiche, di cui si è già parlato in precedenza, si usa invece un’ulteriore scala di difficoltà, che va da F (Facile) a EX (Eccezionalmente difficile), passando per PD (Poco difficile), AD (Abbastanza difficile), D (Difficile), TD (Molto difficile) e ED (Estremamente difficile).

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Notevole, fin dai primi del Novecento, è la bibliografia riguardante le aree attualmente interessate dal Parco Veglia – Devero. Qui ci si limita a citare solamente fonti direttamente utilizzate per questo lavoro.
Naturalmente nell’era dell’informatica non potevano mancare anche alcuni indirizzi internet relativi all’argomento trattato.

Bibliografia:

  • A.A.V.V.; Atti del forum Monte Leone, tenutosi a San Domenico il 10 agosto 2002, con interventi di Aldo Del Pedro Pera (L’evoluzione delle vie di ascesa al monte Leone), Arturo Lincio (L’alpe Veglia: la transumanza, usi e costumi), Marco Piretti (Il monte Leone nel Parco Naturale Veglia – Devero), Giorgio Roggia (Ricordi di famiglia raccolti su alcune ascensioni fatte tra il XIX e il XX secolo) e Bruno Stefanetti (L’alpe Veglia, un territorio in due comuni. amministrato dal Comune di Varzo. Cenni storici sullo Statuto dell’Alpe Veglia).
  • A.A.V.V.; Atlante toponomastico del Piemonte montano – Alpi Veglia e Devero; Edizioni dell’Orso, Alessandria, 2000.
  • Crosa Lenz, Paolo e Frangioni, Giulio; Escursionismo in Valdossola – Veglia Devero; Grossi, Domodossola, 19952.
  • Landini, Piero; La valle Devero e le sue condizioni demografiche e pastorali; Bollettino Storico per la Provincia di Novara; anno XXVI, gennaio – giugno 1932.
  • Rainoldi, Luciano; Alpe Veglia; TLS & Lo Scolaro; Comignago – Arona, 19855.
  • Rigoni, Luciana; La valle Divedro e il Sempione; Bdp Studio, Domodossola, 1985.

Siti internet di riferimento specifici:

  • www.parcovegliadevero.it (sito dell’Ente Parco Veglia Devero)
  • www.alpeveglia.it (notizie sull’alpe Veglia)
  • www.alpedevero.it (notizie sull’alpe Devero)
  • www.sandomenico-ciamporino.it (sulle attività di Ciamporino sia estive che invernali)

Altri siti consultabili:

  • www.parks.it (su tutti i parchi italiani)
  • www.montagnapiemonte.it
  • www.piemonteonline.it 
  • www.neveazzurra.it (bollettino neve del VCO)
  • www.caivilladossola.it/catasto/start.htm (catasto dei sentieri escursionistici dell’Ossola e del Verbano)
  • www.accompagnatur.net (il sito delle guide alpine ossolane)

Ultimo aggiornamento: 01/07/2018 ore 13:07:45

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