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Cause di declino

Testi e foto a cura del Dott. Luca ROTELLI

Quasi mai, nel momento in cui si verifica il declino di una specie, ciò può essere attribuito ad un unico motivo. Normalmente, invece, è da imputare ad una serie di cause diverse, che sommandosi tra loro, amplificano in modo quasi esponenziale il loro effetto. Molte e diverse sono le cause che hanno determinato la regressione delle popolazioni di fagiano di monte sull’arco alpino, e la loro importanza varia nei diversi settori delle Alpi. Quando le popolazioni di una specie si riducono numericamente e diventano via via più isolate tra loro, a causa della perdita e della frammentazione degli habitat che frequentano, altri fattori come ad esempio condizioni atmosferiche particolarmente avverse, predazione e malattie (che il fagiano di monte in condizioni normali potrebbe facilmente affrontare), diventano improvvisamente più importanti nell’avere un impatto sulle sue popolazioni.

L’isolamento di piccole popolazioni spesso conduce alla scomparsa del fagiano di monte a livello locale, perché non è in grado di disperdersi su lunghissime distanze, e questo può verificarsi soprattutto al margine dell’areale di distribuzione. Se alcuni fattori possono aver influenzato il declino di questa specie a livello locale, altri invece hanno operato su vasta scala. Alcuni di questi non appaiono a prima vista neppure come grandi minacce, ma spesso in combinazione con altri fattori possono condurre le popolazioni a livelli così bassi che, nel momento in cui poi si verificano situazioni imprevedibili, anche la morte di un numero ridotto di esemplari può causare l’estinzione della specie a livello locale.

Modificazioni ambientali

Sull’arco alpino gli ambienti frequentati dal fagiano di monte sono stati oggetto di grossi cambiamenti nel corso degli ultimi 50 anni. Questa evoluzione negativa è stata in parte un processo naturale, conseguente all’abbandono della montagna messo in atto dall’uomo, e in parte il risultato dovuto allo sfruttamento delle attività turistiche per lo sviluppo di infrastrutture e per la pratica di differenti attività sportive, in particolar modo per quella dello sci alpino.

Infatti, il declino e a volte il completo abbandono delle attività umane tradizionali, come l’allevamento del bestiame e lo sfalcio dei prati, hanno determinato, nel giro di pochi decenni, un evidente deterioramento dell’habitat del fagiano di monte. Come conseguenza di questo abbandono, gli arbusti hanno invaso il mosaico di aree aperte, originariamente creato dall’uomo, rendendo la vegetazione sul terreno sempre più densa, e riducendo in questo modo la qualità e la quantità degli habitat vocati alla specie, soprattutto di quelli adatti all’allevamento delle nidiate. Questo processo è stato molto più rapido ed evidente in ambiente prealpino, rispetto a quanto accaduto in ambienti tipicamente alpini, dove a causa dei rigori invernali, la ripresa della vegetazione si è verificata con maggiore lentezza.

Ambiente utilizzato dal fagiano di monte per l’allevamento delle nidiateAmbiente utilizzato dal fagiano di monte per l’allevamento delle nidiate, ancora caratterizzato da un elevato grado di vocazionalità, grazie all’alternanza di zone aperte, a vegetazione erbacea (ricche d’insetti), con aree a vegetazione arbustiva a mirtillo nero e rododendro (importanti per trovare riparo da agenti atmosferici e predatori).

Ambiente sfavorevole al fagiano di monteAmbiente che ha in gran parte perso l’originale vocazionalità, almeno per quanto riguarda l’allevamento delle nidiate. Qui la vegetazione arbustiva, costituita dal rododendro, è diventata troppo densa ed uniforme per  permettere alle nidiate di muoversi con facilità nell’ambiente.

Pascolo di vaccheLa presenza del pascolo bovino, negli ambienti frequentati dal fagiano di monte, è un requisito indispensabile per creare e mantenere  un’elevata eterogeneità strutturale, necessaria alla specie soprattutto durante il periodo
d’allevamento delle nidiate.

Cambiamenti climatici

In quest’ultimi decenni il clima di molti settori dell’arco alpino si è modificato in modo sostanziale, passando da un clima di tipo continentale, caratterizzato da una concentrazione delle precipitazioni piovose nei mesi primaverili ed autunnali, ad uno di tipo oceanico, con piogge ormai distribuite durante tutto il corso dell’anno. Ciò è risultato essere particolarmente negativo, non solo per il fagiano di monte, ma in genere per moltissime altre specie che vivono in ambienti di alta montagna, dove i piccoli devono nascere all’inizio dell’estate e crescere il più rapidamente possibile per arrivare all’inizio dell’inverno ad un grado di sviluppo tale da poter affrontare con successo il rigore della stagione invernale. Estati fredde e piovose risultano particolarmente negative per l’allevamento dei pulcini di fagiano di monte, sia perché i piccoli, non essendo ancora in grado di regolare in maniera autonoma la propria temperatura corporea, devono farsi scaldare dalla madre per lunghi periodi, a discapito del tempo da dedicare alla ricerca di nutrimento, sia perché, quando si verificano tali condizioni, anche il cibo costituito in particolar modo da insetti scarseggia, rendendo più problematico il suo reperimento.

Condizioni meteorologiche negative nei mesi estivi, in particolar modo durante il mese di luglio, possono influenzare in maniera determinante il successo riproduttivo del fagiano di monte, in quanto i piccoli sono estremamente vulnerabili alle basse temperature e alla pioggia, soprattutto durante le prime 2-3 settimane di vita. Negli ultimi anni, nonostante un generale riscaldamento dell’atmosfera terrestre, le estati risultano essere spesso molto piovose e caratterizzate da temperature relativamente basse, tanto da risultare sfavorevoli alla sopravvivenza dei pulcini. Normalmente in un decennio il fagiano di monte ha solitamente una sola stagione riproduttiva ottima, mentre altre 2-3 possono essere considerate da discrete a buone, e le restanti 6-7 cattive o addirittura pessime, con valori talmente bassi da non permettere alle popolazioni neppure di mantenere stabili le loro consistenze.

Pulcino di fagiano di monteI piccoli di fagiano di monte sono estremamente vulnerabili ad estati fredde e piovose, almeno fintantoché il piumino non è sostituito in modo completo dal primo piumaggio giovanile. Questo si verifica all’incirca intorno alla terza settimana di vita. Nella foto un pulcino di fagiano di monte di circa 10 giorni d’età.

 
Disturbi antropici legati alle attività turistiche

Le Alpi sono oggi la più grande area turistica del mondo, con circa 150 milioni di visitatori ogni anno. L’interesse della gente verso l’ambiente alpino è dovuto al fatto che molte attività ricreative (escursionismo, alpinismo, sci alpino, sci di fondo, sci alpinismo, escursionismo con racchette da neve, mountain-bike, parapendio, corse d’orientamento, ecc.) trovano nelle regioni di montagna le condizioni ideali per essere praticate. Lo sfruttamento della montagna per fini turistici ha avuto quindi, nel giro di pochi decenni, un forte impatto negativo sull’ambiente alpino, alterando l’habitat del fagiano di monte in due modi:

  • attraverso la perdita, la frammentazione e la degradazione degli habitat;
  • attraverso il disturbo antropico delle aree di svernamento, delle aree di riproduzione e delle arene di canto.

Le piste da sci distruggono l'habitat del fagiano di monteDegradazione e frammentazione dell'habitat del fagiano di monte, come conseguenza della costruzione di piste da sci

Tracce di fagiano di monte che si intersecano con quelle di sciaplpinistiLe tracce di un fagiano di monte si intersecano con quelle di un gruppo di scialpinisti: chi ha la precedenza?

Gli scialpinisti possono disturbare il fagiano di monteGli scialpinisti possono essere un importante fattore di disturbo per le popolazioni di fagiano di monte, in quanto entrambi competono per le stesse aree: versanti esposti a nord, dove la neve rimane a lungo polverosa

Impatto delle stazioni sciistiche sulle popolazioni di fagiano di monte

In particolare, la costruzione delle infrastrutture delle stazioni sciistiche per la pratica dello sci alpino è responsabile di almeno quattro importanti azioni negative sulle popolazioni di fagiano di monte:

  • i disturbi provocati dalla pratica dello sci in periodo di svernamento: questi disturbi obbligano i fagiani di monte in zone inaccessibili agli sciatori, ma la cui "qualità ecologica" impone uno svernamento in cattive condizioni (scarsa quantità e qualità di nutrimento e scarse possibilità di scavare buchi nella neve per limitare le perdite energetiche);
  • la "disorganizzazione" dell'attività di parata a causa dell'utilizzazione dei principali luoghi di canto da parte delle stazioni a monte degli impianti: per il fatto della loro posizione dominante al limite superiore del bosco, i luoghi delle principali arene di canto sono stati molto spesso occupati dalle stazioni di arrivo di ski-lift, seggiovie e funivie. Le parate nuziali e la fecondazione delle femmine non possono più realizzarsi in modo naturale;
  • la distruzione d'una parte dell'habitat di nidificazione e di allevamento delle covate a causa della distruzione della landa subalpina: questa distruzione comporta una diminuzione del numero e della grandezza delle nidiate e, parallelamente, una diminuzione del numero di giovani galli presenti alla fine dell'estate (ridotto successo riproduttivo);
  • la mortalità da impatto contro i cavi degli impianti di risalita: sono principalmente i cavi nudi (ski-lift e linee elettriche) che risultano particolarmente mortali. Le caratteristiche principali nel determinare la pericolosità dei cavi sono la loro posizione nello spazio, in relazione ai canali di volo principalmente usati e ai luoghi più frequentati dai fagiani di monte.

 La costruzione di impianti sciistici avviene spesso nelle aree frequentate dal fagiano di monteLa costruzione delle stazioni a monte degli impianti di sci in moltissimi casi si è verificata proprio in quei luoghi frequentati da fagiani di monte per l'attività riproduttiva, determinando una destrutturazione delle arene di canto

Fagiani di monte morti per impatto contro i cavi dello skiliftDue individui di fagiano di monte morti per impatto contro i cavi di uno skilift. I cavi delle linee aeree costituiscono un'importante causa di mortalità, non solo per il fagiano di monte, ma per tutti i galliformi alpini (pernice bianca, gallo cedrone, coturnice)

I cavi dello skilift vengono spesso impattati dal fagiano di monte in voloSono soprattutto i cavi nudi di ski-lift e seggiovie, in particolar modo durante le giornate di maltempo, a causare la maggior parte delle collisioni


Attività venatoria

Il fagiano di monte, limitatamente agli individui di sesso maschile, ancora oggi è oggetto di prelievo venatorio su tutto l’arco alpino italiano, durante i mesi di ottobre e novembre. Tale caccia è contingentata sulla base di piani di prelievo suffragati da censimenti condotti in primavera ed estate, per cui il numero di esemplari concesso è il risultato di una valutazione tecnica. Tuttavia la sola limitazione numerica dei capi da prelevare non appare essere sufficiente per ridurre la pressione venatoria, almeno nelle località più facilmente raggiungibili, grazie alla presenza di strade che arrivano fino in quota. Per questo motivo è indispensabile introdurre altre misure che, affiancate al piano di prelievo, rendano quest’ultimo realmente efficace nel garantire la necessaria tutela alla specie. Tali misure possono essere così riassunte:

  • la limitazione delle giornate di caccia;
  • la limitazione nell’uso dei veicoli a motore per il raggiungimento delle zone di caccia;
  • la chiusura dell’esercizio venatorio di tutte quelle zone che presentino ancora un’alta vocazionalità per il fagiano di monte, soprattutto se abbinata ad una loro facile accessibilità;
  • la specializzazione del cacciatore.

L'attività venatoria è molto diffusa sulle AlpiL’attività venatoria con il cane da ferma ai galliformi alpini, fagiano di monte, coturnice e pernice bianca, ha una grande tradizione e storia sulle Alpi italiane.

Cani in ferma su una nidiata di fagiano di monteCani in ferma su una nidiata di fagiano di monte

 

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